ECONOMIA

Rispetto alle motivazioni dello sviluppo economico esiste secondo noi un pregiudizio pericoloso, un dogma della cultura capitalistica e anticapitalistica: ciò che anima l’economia è la ricerca del proprio interesse economico, in definitiva l’egoismo e l’avidità.

Eppure, se analizziamo dal punto di vista psicologico la storia della maggior parte degli imprenditori di successo e delle loro imprese, o se siamo imprenditori e, con un po’ di pazienza e capacità di sospensione del giudizio, analizziamo con atteggiamento fenomenologico i nostri pensieri ed emozioni nel fare impresa, verificheremo che, tra tutte le motivazioni e pensieri dominanti, la ricerca del benessere economico proprio e della propria famiglia non è per nulla presente o non è il primo per forza, frequenza e durata.

Vengono in genere prima altre motivazioni:

– il desiderio di creare qualcosa che non c’era prima di noi

– il desiderio di lasciare qualcosa a chi viene dopo di noi

– il bisogno di esprimere in qualche modo la propria energia

– il bisogno di esprimere in qualche modo la propria creatività

– il piacere di dimostrare di essere capaci di fare

– il desiderio di riscattarsi rispetto a fallimenti o a difficili condizioni precedenti

– il desiderio di agire per il bene della propria comunità

– il desiderio di agire per un’ideale superiore a se stesso, che sia la nazione, la comunità, la famiglia.

Si tratta di motivazioni più reali e aderenti alla vita e alla persona, ma anche più efficaci dal punto di vista del conseguimento del risultato, trattandosi di motivazioni che inducono un pensiero lungo, una maggior resistenza agli avventi avversi, una maggior capacità di analisi e astrazione rispetto al contesto.

In questa valutazione non vi è nessun giudizio morale ma solo una semplice constatazione, evidente per la maggior parte di chi fa impresa e viceversa misconosciuta da chi, per pregiudizio liberista o antiliberista, preferisce una descrizione della realtà più schematica, infantile e prevedibile.

Certamente nell’azione imprenditoriale può esserci una componente di orgoglio e vanità, come d’altra parte avviene per qualunque creazione e azione umana, così come può esserci il desiderio e il piacere di godere della libertà o, male che vada, della comodità e del lusso. Ma qualora queste motivazioni siano prioritarie e occupino la mente dell’imprenditore più spesso e con più forza rispetto a motivazioni di lungo periodo, danneggiano, oltreché la persona dal punto di vista psichico, i risultati economici dell’impresa.

Ancora più dannose del desiderio del benessere in se sono le nevrosi spesso connesse ad esso tra cui:

– la nevrosi del successo, una nevrosi perennemente insoddisfatta considerando che il successo è un obiettivo relativo, un desiderio infinito applicato a un contesto relativo

– la nevrosi dell’accumulo del denaro, irreale e astratto per sua natura. Un imprenditore, di qualunque settore compreso quello finanziario, che pensi in modo nevrotico ad accumulare ricchezze e provi addirittura eccitazione a “contare” i soldi, toglierà energia in modo drastico alla sua impresa oltreché alla sua mente e alla sua vita

La crisi economica che appare spesso ineluttabile ci appare spesso frutto di un approccio nevrotico all’attività economica e sicuramente la prevalenza dell’attività finanziaria rispetto a quella più tipicamente imprenditoriale ne è uno dei sintomi.

Non crediamo infatti che ne sia la causa, dovendosi questa ritrovare nelle motivazioni psichiche e culturali che stanno sia alla base della sua prevalenza rispetto alle attività imprenditoriali, sia del modo nevrotico, meccanico, impersonale e di breve periodo con cui l’attività finanziaria è spesso condotta.

Tenere in considerazione le motivazioni efficaci dello sviluppo economico rispetto a quelle meno efficaci e reali, crediamo sia utile anche ai fini dell’educazione dei giovani imprenditori e della rieducazione dei vecchi imprenditori di fronte alle difficoltà e alle crisi.

Crediamo che aiutare i giovani ad acquisire consapevolezza sulle motivazioni più reali del fare impresa sia un aiuto anche per la buona politica, considerando che le motivazioni reali ed efficaci del fare impresa sono le medesime della politica, così come le fissazioni che danneggiano il fare impresa sono le medesime che danneggiano la politica: la nevrosi del successo e del consenso, e nel peggiore dei casi, la nevrosi dell’accumulo di ricchezza. Solo vanità, irreali e destinate all’insoddisfazione.

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