TERRORISMO ISLAMICO

Mi ha fatto una certa impressione nelle settimane scorse vedere la ritualità e la compattezza psichica degli appartenenti allo stato islamico e del suo califfo e così ho pensato che di fronte all’unità e all’identità dei cittadini dello “stato islamico internazionale” che si riflette nell’efficacia della loro azione politica e militare, il fronte occidentale, di cui per semplificazione cin consideriamo appartenenti, farà fatica a resistere nel medio periodo.

Farà fatica a resistere non solo per motivi apparentemente meccanici e storici, quali la superiorità del tasso di crescita demografico o la graduale e costante decadenza socio-economica dell’occidente e in particolare degli USA.

Ma soprattutto perché l’islamismo, di cui l’islamismo antagonista è comunque una delle espressioni, ha una identità più forte o, a seconda dei punti di vista, una identificazione più efficace. L’Islam, con la sua apparente ed essoterica semplificazione esistenziale e metafisica, è comunque una forza efficace che può temperare e contenere le forze centripete e schizofreniche dell’individualismo: ambizione individuale, egoismo sociale, vanità, presunzione e prepotenza, ribellione alle gerarchie naturali, confusione tra anima e personalità, ribellione al proprio ruolo sessuale, ricerca di identità sessuale. Oltre a rappresentare un fattore di attenuazione dei problemi biologici: stanchezza fisica, decadenza naturale del corpo, malattia, stress.

Non altrettanto possiamo dire di un coacervo di cultura, gusti, idealismi quale quello che si autodefinisce “mondo occidentale”, i cui attuali connotati nascono da culture individualistiche e borghesi antagonistiche rispetto ai valori tradizionali.

I valori della tolleranza e della pietas, della comprensione e della conoscenza, dell’ironia e della serietà, della leggerezza e della trascendenza, della bellezza e della funzionalità, dell’ordine e del disordine, dello stile e dell’eccesso (gli accostamenti sono voluti, per chi ha orecchie per comprendere), sono presi alla rinfusa e perciò non valgono nulla. Chi usa e riusa valori tradizionali quasi sempre li mistifica e lo fa solo perché così è stato ammaestrato: scimmie che giocano e mettere assieme individualismo e egoismo borghese con simboli raccattati nella soffitta della mente collettiva. Nessun archetipo, nessun segno. Qualche simbolo carino, giusto per attenuare i difetti e le controindicazioni dell’individualismo.

Nessuna identità, forza consapevole e tradizionale.

Né più né meno come ai terroristi è stato insegnato quello in cui credono. Il mix meccanico di idealismi senza forma che li porta a tagliar teste senza alcuna grazia e a giustificare il loro scontato e minuscolo desiderio di esorcizzare la propria morte afferrando le teste per i capelli, dal punto di vista fenomenologico o semplicemente psicologico non ha funzioni molto diverse dalla retorica occidentale.

La retorica muta soggetti, oggetti e scopi. Ma la sua funzione è la medesima, ovvero allontanare l’uomo dalla consapevolezza.

L’unica differenza è che la retorica occidentale pare ormai meno efficace e convincente, più debole e confusa nei risultati antropologici e sociologici, per quanto ancora efficace per ammansire la massa mediatica e assuefarla ad obiettivi geopolitici di breve periodo. Obiettivi di ristretti gruppi finanziari e consorterie varie, più o meno storicizzate, che credono di scegliere e decidere qualcosa secondo una qualche strategia, mentre in realtà sono a loro volta irrimediabilmente privi di consapevolezza e visione di lungo periodo, incastrati in meccanismi impersonali e disumani.

La differenza tra i due fronti è dunque che l’ammaestramento della cultura moderna occidentale è molto più debole e superficiale, destinato a disperdersi prestissimo oltre ogni misura, privo di forza, privo di radici tradizionali e di legami con la natura e con l’esistenza. E’ impossibile che chi viene da una cultura antagonista, che sia quella ormai storicizzata della révolution che sia quella risibile del soixante huit, possa resistere. Non ha gli strumenti culturali, biologici e esistenziali per resistere neppure di fronte alla paura fisica di piccoli nemici che tagliano le teste vestiti con tute da meccanico.  Non ha neppure gli strumenti per comprendere seriamente cosa sta accadendo. Solo uomini caratterizzati da una posizione esistenziale diversa da quella individualistica possono resistere all’islamismo antagonista dal momento che l’individualismo stesso è a sua volta frutto decadente di un fattore genetico assimilabile a quello islamico. Ma ad uno stadio storicamente successivo e per questo è più decadente e stanco. Se l’impero romano non riuscì a resistere all’antagonismo cristiano, pericoloso per l’equilibrio sociale e politico dello stato romano, e non potendo resistere ha finito per plasmarlo e trasformarlo in cattolicesimo, figuriamoci se chi parla a vanvera di egalité, liberté, fraternité, vanité ha speranza di resistere a lungo. Meglio così per certi versi. Ma forse potrebbe essere un’occasione, per chi ha un diverso punto di vista e non crede alla favola della modernità, per riprendere il filo del discorso, che sia pagano o cattolico o dica di essere ateo poco importa. Purché senta vivo il legame che ci unisce al mondo, alla realtà, agli altri uomini, al nostro prossimo. Il legame che rende naturale la coesione sociale, la tolleranza religiosa, il rispetto della tradizione e delle tradizioni, la giustizia sociale, la cura del bello, l’amore per la vita.

In nome di questo, per quanto faticoso e doloroso, si potrebbe anche resistere o forse assimilare l’idealismo islamista o forse sottomettere con persuasione, grazia e distacco gli antagonisti. In nome degli ideali borghesi e rivoluzionari e della liberté e della laicità (antagonista per definizione dal momento che definisce solo l’assenza di religiosità) la guerra non solo è persa ma non inizierà neppure. Solo povera retorica inutile e sciocca, buona per consolarsi un po’ e per aver meno paura di ciò che accadrà. Parole al vento, strepiti e pigolii in un pollaio senza reti e senza galli.

 

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