68

Non riesco a trovare nulla, nei tratti antropologici di chi aderì al movimento studentesco del 68, che possa essere assimilabile a un tratto rivoluzionario. Mi sembrano piuttosto, nello stile, nelle idee, nell’incoerenza delle loro vite successive, esempi di tipi umani molto modesti, che politicamente e culturalmente definirei “piccolo borghesi”, e antropologicamente tipi vanitosi, volubili, identificati e meccanici nei loro pensieri e comportamenti.  Tutto meno che rivoluzionari.

Omosessualità

L’omosessualità non è una identità più di quanto lo sia l’eterosessualità. Cioè non lo è per niente.

Se una persona è serena mentre fa l’amore con una donna e il suo corpo prova piacere senza fare resistenza e senza dar troppo peso alle inevitabili divisioni mentali che derivano da morale e archetipi culturali e dal vissuto individuale, non sente il bisogno di affermare a se stesso e al mondo che è assolutamente eterosessuale. Non ha bisogno di fare una bandiera del suo piacere e e del suo corpo. Allo stesso modo se a qualcuno piace, sempre o una tantum, far l’amore con qualcuno del proprio sesso, e ama qualcuno del proprio sesso non si capisce perchè questo elemento del vissuto debba diventare il centro del proprio essere. L’identità, se c’è bisogno di affermarla e se diventa il proprio centro interiore e psichico, diventa fissazione. Purtroppo il medesimo fenomeno borghese e individualistico si verifica per pensieri e sensazioni e modi di essere in ambiti diversi da quello della sessualità: così la società borghese ha prodotto i razzisti e i loro contrari, i teppisti e i reazionari, i laici e i bigotti.

Tutti, a diversi livelli mentali e interiori, bisognosi di identificarsi in modo assoluto e schematico, nella loro casella identitaria. Spaventati dal mistero dell’esistenza, dal vuoto e dal pieno della vita, dall’orizzonte della propria nascita e della propria morte, angosciati dalla domanda sul presente.

Noi siamo ben altro rispetto ai nostri pensieri, piaceri, paure e attrazioni sessuali.

Oltretutto nessuno è totalmente maschio o totalmente femmina. Chi si ferma con distacco ad osservarsi vede e sente cose che solo uno sciocco può pensare di semplificare e ridurre a una identità individualistica.

Ma allora perché un omosessuale oggi ha bisogno di essere inquadrato, di mettersi il velo sulla testa e l’abito nuziale? Che sciocchezza banale e piccolo borghese! In culture più evolute o meno involute di quella borghese occidentale possiamo analizzare ben altri livelli di comprensione e capacità di valorizzazione della sessualità.

Altro che evoluzione dei costumi! Direi piuttosto che la retorica gay e ora quella “gender” rappresentano una banalizzazione del sesso e della vita, una semplificazione del reale, espressione del bisogno di gratificazione individualistica e borghese e della paura della complessità della sessualità. Io credo che questo è quello che intimamente pensa un omosessuale in senso tradizionale. Per tutti gli altri sono piuttosto strumenti cinici con cui si combatte la tradizione e la vita naturale, strumenti violenti della morte e della decadenza a cui la nostra civiltà si è condannata.

Assad e Hollande

Trovo insopportabile la retorica pomposa e tronfia, con cui mister Hollande dichiara che Assad non “può” restare presidente perchè in Siria urge la democrazia. Povero Hollande, così banalmente simile a mister Sarkozy, così piccoli borghesi come la maggior parte di chi sta à gauche o à droit, due pupazzetti antropologicamente identici, divisi da dichiarazione di intenti scollate dalla loro reale idea del mondo, due fardelli al vento del consenso e della vanità, due piccoli politicanti che della retorica hanno fatto la loro identità e che fanno finta di non ricordare il casino che la sciocca retorica ha combinato in Libia uccidendo Ghedaffi. Lo stesso Ghedaffi a cui poco prima mister Sarkozy aveva baciato il culo e concesso di accamparsi in place de la Concorde.

Chi decide cosa è democratico per i Siriani? Hollande e mister Obama o il popolo siriano? Se non lo decide il popolo siriano perchè non la chiamano natocrazia o usacrazia o qualcosa di più semanticamente chiaro rispetto al significato? Chiamiamo le cose col loro nome: il bisogno di conquista si chiama solo bisogno di conquista e per nasconderlo, o per vergogna o per pudore o per cinismo, evitino, mister Hollande o mister Obama, di parlare di democrazia e di valori della democrazia. Stronzate senza fondamento logico, storico, antropologico, esistenziale, morale. I morti che la loro retorica ha ucciso e i disastri che la loro piccola strategia ipostorica ha prodotto, sono lì al sole, bianchi e dolorosi e nessun media asservito potrà nasconderli sotto la sabbia. Il tempo in fin dei conti farà giustizia degli eccessi di retorica e in ogni caso, forse a causa anche di questo eccesso di retorica che caratterizza quasi tutti i democratici stati occidentali ad eccezione della Russia, a tutti questi mister democratici, tolleranti a parole e violenti nei fatti, resta poco spazio di manovra. Tant’è che presto Putin interverrà in Siria e allora loro non sapranno cosa fare se non prenderne atto. Sono troppo deboli e stanchi e spero per i popoli d’Europa che il tempo di leader così fatti finisca presto. Credo che sia necessario che le guerre si combattano nuovamente a viso aperto: che una conquista si chiami conquista e non esportazione di democrazia, che quando si bombarda una casa si sentano le urla dei bambini e si veda il loro sangue schizzare almeno sul video se non sulla pelle dei mister democratici, e che si smetta di dare in pasto al popolo immagini e video asettici e privi di dolore per far sì che la percezione del dolore della guerra lasci il posto a una masturbazione lenta e distratta. Attenzione: non è una buona strategia neppure dal punto di vista militare e tattico perché quando la guerra sarà in occidente non saremo più abituati al dolore che comporta.