Omosessualità

L’omosessualità non è una identità più di quanto lo sia l’eterosessualità. Cioè non lo è per niente.

Se una persona è serena mentre fa l’amore con una donna e il suo corpo prova piacere senza fare resistenza e senza dar troppo peso alle inevitabili divisioni mentali che derivano da morale e archetipi culturali e dal vissuto individuale, non sente il bisogno di affermare a se stesso e al mondo che è assolutamente eterosessuale. Non ha bisogno di fare una bandiera del suo piacere e e del suo corpo. Allo stesso modo se a qualcuno piace, sempre o una tantum, far l’amore con qualcuno del proprio sesso, e ama qualcuno del proprio sesso non si capisce perchè questo elemento del vissuto debba diventare il centro del proprio essere. L’identità, se c’è bisogno di affermarla e se diventa il proprio centro interiore e psichico, diventa fissazione. Purtroppo il medesimo fenomeno borghese e individualistico si verifica per pensieri e sensazioni e modi di essere in ambiti diversi da quello della sessualità: così la società borghese ha prodotto i razzisti e i loro contrari, i teppisti e i reazionari, i laici e i bigotti.

Tutti, a diversi livelli mentali e interiori, bisognosi di identificarsi in modo assoluto e schematico, nella loro casella identitaria. Spaventati dal mistero dell’esistenza, dal vuoto e dal pieno della vita, dall’orizzonte della propria nascita e della propria morte, angosciati dalla domanda sul presente.

Noi siamo ben altro rispetto ai nostri pensieri, piaceri, paure e attrazioni sessuali.

Oltretutto nessuno è totalmente maschio o totalmente femmina. Chi si ferma con distacco ad osservarsi vede e sente cose che solo uno sciocco può pensare di semplificare e ridurre a una identità individualistica.

Ma allora perché un omosessuale oggi ha bisogno di essere inquadrato, di mettersi il velo sulla testa e l’abito nuziale? Che sciocchezza banale e piccolo borghese! In culture più evolute o meno involute di quella borghese occidentale possiamo analizzare ben altri livelli di comprensione e capacità di valorizzazione della sessualità.

Altro che evoluzione dei costumi! Direi piuttosto che la retorica gay e ora quella “gender” rappresentano una banalizzazione del sesso e della vita, una semplificazione del reale, espressione del bisogno di gratificazione individualistica e borghese e della paura della complessità della sessualità. Io credo che questo è quello che intimamente pensa un omosessuale in senso tradizionale. Per tutti gli altri sono piuttosto strumenti cinici con cui si combatte la tradizione e la vita naturale, strumenti violenti della morte e della decadenza a cui la nostra civiltà si è condannata.

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