Magistrati

La pretesa dei pubblici ministeri di essere a tutti gli effetti considerati giudici, unica condizione per la quale le loro carriere debbano essere comunicanti, è smentita dalla matematica o meglio dalla statistica. Cosa c’entra la matematica con una valutazione rispetto alle carriere dei magistrati, penserete voi. C’entra, eccome, anzi sarebbe interessante capire cosa risponderebbero alla seguente valutazione logica i magistrati stessi. A parte difese retoriche, preconcette, irrazionali, per nulla istituzionali e sostanzialmente egoistiche non so immaginarmi altro. Ecco la considerazione: se la posizione del pubblico ministero fosse la medesima del giudice come si spiega una discrasia nella percentuale statistica del numero di giudizi di condanna rispetto alle richieste di condanna? Semplicemente: se i pubblici ministeri pensano e agiscono come giudici, ovvero cercano la verità giudiziaria, come si spiega che dal punto di vista statistico la percentuale di richieste di condanna rispetto al totale delle cause sia incomparabilmente superiore alla percentuale delle condanne rispetto al totale. E’ evidente che, poiché parliamo di statistica e non di singoli casi, questa è l’evidenza logica e inconfutabile, se non con argomenti irrazionali e ideologici, che statisticamente i pubblici ministeri giudicano (volendoli considerare giudici) colpevoli la quasi totalità degli imputati, a differenza dei giudici che ne assolvono una percentuale considerevole.

Ogni altra considerazione è superflua.

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