Ricchezza e povertà

A cosa serve la ricchezza? Per la natura e il buon senso le risorse materiali servono a restare in vita e a garantire la stessa possibilità alla propria progenie.
Per la nevrosi che pervade la società e che caratterizza la struttura antropologica dell’uomo occidentale, la ricchezza è molto di più e finisce per coincidere con la conferma di un’identità. Più sono ricco e più so di esserci e poi so di essere qualcosa o qualcuno. Ma chi? Più produco mezzi materiali e più ha senso la mia esistenza. Più invidia procuro e più gli altri mi confermano che sono degno di nota e che esisto veramente. Che io sono io e non un altro. Più sono ricco e meno domande terribili mi farò sull’orror vacui del mio io e dei suoi doppi.
E’ inutile evidenziare quanto ciò sia solo nevrosi e non altro.
In questa posizione è evidente che la ricchezza è solo una definizione relativa. Non è importante quanto i mezzi materiali a mia disposizione siano consistenti e adeguati a procurare a me e alla mia progenie una esistenza sicura o piacevole dal punto di vista delle condizioni materiali, ma unicamente quanto la mia ricchezza sia superiore o inferiore a quella degli altri individui.
Una posizione per definizione relativa, inconsistente e impossibile da quantificare.
Appunto, una nevrosi.
Fatto sta che ogni volta che si parla di crisi sociale dell’occidente, di impoverimento della classe media, e di crescita delle diseguaglianze sociali nessuno ha il coraggio di riconoscere che si parla di nevrosi. Nevrosi del povero ricco (erede o artefice poco importa) che, senza identità, senza aspirazioni interiori, senza qualità, senza senso, è gratificato da un conto in banca consistente o da una casa piena di lussi ininfluenti rispetto alle necessità di una sussistenza minima o anche dignitosa. E trova conferme della propria esistenza nel fatto che altri individui invidino o ammirino la sua ricchezza. Ma nevrosi anche del povero povero occidentale che, pur avendo a disposizione i mezzi materiali per dare sussistenza al proprio corpo o in qualche caso anche per condurre un’esistenza dignitosa, invidia il povero ricco, o invidia chi è meno povero di lui o comunque considera la ricchezza un obiettivo significativo.
La mia attenzione, come quella di chiunque abbia un minimo di buon senso, non va ai nevrotici ricchi o poveri ma a chi non ha veramente a disposizione le risorse materiali per restare in vita e dare sicurezza minima alla propria sussistenza. L’impoverimento della classe media occidentale va di pari passi, negli ultimi decenni, con l’aumento percentuale del numero di individui che escono dal rischio di morire a causa della povertà. La povertà che mette a rischio la vita deve essere combattuta con ogni mezzo. Chiunque, consapevolmente o meno, mette sullo stesso piano la disuguaglianza economica tra individui con la povertà vera che mette a rischio la sopravvivenza, o è un cretino o è in malafede. Purtroppo negli ultimi decenni, a causa dello spostamento delle produzioni industriali in aree del mondo con alto tasso di povertà vera, la classe media occidentale si è impoverita ma un numero ben superiore di individuo è uscito da un livello di povertà che metteva a rischio la propria vita. Il processo continuerà nei prossimi decenni. Con questo voglio dire che la lotta sociale in occidente tra classe media e ricchi borghesi non è che una lotta tra nevrosi ed egoismo e, sia per necessità biologiche, sia per natura antropologica, non vi è nessuna soluzione possibile.
Chi al momento ha pochi mezzi materiali spero riesca a non annichilire il proprio spirito identificando gli scarsi mezzi materiali a propria disposizione con una perdita di valore e di dignità. I poveri in genere hanno maggiore attitudine alla regalità e alla conoscenza, se valorizzano la maggior possibilità di libertà dalla nevrosi dei soldi. Ai ricchi di mezzi ma poveri di spirito consiglierei di riflettere sulla totale inutilità dei mezzi materiali rispetto alla possibilità di goderne realmente e suggerirei di sfruttare, seriamente e non solo per necessità di immagine o per gratificazione, i mezzi a loro disposizione per permettere a molti altri individui di poter vivere dignitosamente.
E’ importante cercare soluzioni per fare in modo che si riduca il più possibile il numero di individui che hanno difficoltà a sopravvivere a causa di mancanza di mezzi economici. Tutto il resto è nevrosi, egoismo, vanità, stupidità. Poiché la semplificazione impera, la tendenza o il problema della diseguaglianza sociale viene associata, confusa o comunque abbinata alla povertà. Si tratta di due fatti opposti, la crescita della diseguaglianza ultimamente e forse nei prossimi decenni purtroppo (visto che il sistema economico vigente in tutto il mondo si basa sul libero scambio e sulla proprietà privata) corrisponderà alla riduzione della povertà vera, quella che mette a rischio la vita, la salute propria e della propria famiglia. E la mia attenzione e la mia stima va ai poveri veri, non ai nevrotici e agli invidiosi destinati comunque, ricchi o poveri, all’infelicità e all’inesistenza.

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