CANDIDATI STELLARI

Ho visto alcuni nomi dei candidati 5 stelle al parlamento italiano.

Diciamo che non ho mai avuto dubbi circa il fatto che da secoli o forse da millenni il problema della politica sia solo antropologico e che la decadenza della politica non sia altro che una conseguenza della decadenza antropologica. Rispetto ai nomi di candidati che ho letto tra i 5 stelle posso dire che è l’ennesima occasione persa, non per malafede o insincerità. Ma per semplice incapacità di giudizio. Il che è anche peggio. Non che gli altri partiti brillino per capacità di scelta: la mediocrità è il principio ispiratore trasversale e sotteso a ogni scelta. Scelte improvvisate, frutto di semplice ricerca del consenso immediato, scelte prese senza visione e neppure strategia. Ma diciamo che i 5 stelle su questo terreno sono un bel pezzo avanti o in basso. Per astra ad aspera. O meglio dalle stelle alle stalle.

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LISTE ELETTORALI ELEZIONI POLITICHE MARZO 2018

La composizione delle liste elettorali per le elezioni politiche italiane 2018 riflette ancora una volta l’estrema decadenza antropologica che nella politica è ancora più evidente che in altri ambiti. Nessun movimento si distingue da questo punto di vista. E’ difficile, certo è difficile scegliere. Presuppone capacità di scelta ma soprattutto chiarezza sui requisiti minimi dei candidati. Fa un po’ tristezza pensare che per i cinque stelle il requisito fondamentale sia l’onestà intesa come la qualità di colui che non ruba… Non rubare non è una qualità ma una condizione di normalità psicologica e antropologica che non può neppure essere schematizzata. Quando lo è, ovvero quando qualcuno si dichiara onesto in tal senso, è la volta che dubito seriamente che lo sia interiormente. Qualità essenziale di un politico che deve amministrare la cosa pubblica è la responsabilità, ovvero la capacità di rispondere al suo compito, di assolverlo con efficacia, sincerità ed efficienza, dedicandosi non al consenso fine a sè stesso ma al bene della comunità. Ma senza faziosità, ottusità di giudizio, ideologismi. In generale per l’ennesima volta si assiste a un’estrema superficialità nelle scelte dei movimenti politici, incapaci di darsi un obiettivo chiaro rispetto alle qualità che si ricercano nei candidati e incapaci di applicare un giudizio lucido e non condizionato da personalismi e casualità.

Sempre meno, sempre meno. Ma non è facile, certo non è facile. E’ comprensibile che persone modeste, di modeste qualità e vedute possano uscire da questa difficoltà e passare da una visione limitata e contingente del presente a una visione di maggior respiro che possa aiutarli anche a scegliere i candidati migliori. Innanzitutto si dovrebbe definire quali sono le qualità che si vogliono valorizzare in un uomo, politico o meno. Per quanto mi riguarda non ho dubbi e considero prioritarie quelle qualità tradizionali che sempre di più vengono trascurate nel giudizio: indipendenza di giudizio, capacità di analisi rispetto ai problemi contingenti, ampiezza e profondità di visione rispetto ai problemi più complessi, efficienza nell’azione amministrativa, coraggio nelle scelte, lealtà e sincerità rispetto ai colleghi e agli elettori, cura della propria terra e delle proprie tradizioni, attenzione e cura verso i deboli, non per compassione ma per amore, rispetto della vita, apertura al mistero della vita e della realtà, stile e cura del linguaggio, desiderio di bellezza. Qualità che elenco apparentemente alla rinfusa, senza ordine e senza omogeneità semantica. Ma solo per praticità. Indico qualità umane che in definitiva si perdono con il crescere costante del dominio della tecnologia. Questo è in definitiva, e per semplificare nella mia comunicazione, il focus della politica mondiale attuale e dei prossimi decenni. Qua si gioca il futuro dell’umanità, ogni possibile sconfitta o rivoluzione. Il dominio della tecnologia produce decadenza antropologica e ne ha bisogno. Ha bisogno di mediocri al potere che siano poveri di qualità umane tradizionali, di qualità che possano contrastare il suo dominio. Tutto il resto è conseguenza e contorno a questo focus. Certo come si può esprimere una cosa come questa a livello di comunicazione di massa? Non lo so, francamente non lo so. Ma nessuna rivoluzione in definitiva è mai stata realizzata dalle masse. Dovremmo ricreare un’idea di popolo, ma non più come appartenenza a un paese, a un continente e a una tradizione specifica, a un’ideologia legata a schemi tradizionali di giudizio sulla società. Ma come appartenenza all’umanità che resiste al dominio della tecnologia e alla decadenza della civiltà umana. Il livello dell’identità politica deve scendere ormai molto più in basso e coinvolgere il minimo essenziale, se si vuole cercare di salvarlo: l’uomo e le sue qualità tradizionali. Paradossalmente non dovrebbe essere difficile dal momento che appunto l’avversario è in genere individualmente debole e mediocre. Ma probabilmente il difficile è creare una base, un punto di partenza chiaro e condiviso, senza fraintendimenti.