EUROPA

Pensando all’Europa mi chiedo: ma possibile che coloro che hanno creduto all’unità europea non si siano minimamente posti nessuna domanda e nessun obiettivo rispetto al superamento o avvicinamento delle distanze antropologiche? Come si può pensare che l’Europa del diritto romano inglobi popoli rimasti per secoli e secoli al di fuori dell’Impero, o che l’Europa cattolica si sposi con l’europeo luterano e calvinista (fatto peraltro che si lega al fatto che molti popoli sono rimasti al di fuori dell’Impero)? Forse si può e forse si deve provare a superare le distanze. Ma è necessario almeno porsi il problema. E’ necessario almeno vedere queste distanze, conoscere un po’ i sedimenti che la storia dei popoli hanno lasciato nel profondo di questi popoli. Le differenze antropologiche stanno alla base di tutti i problemi economici, sociali e culturali. Il resto sono chiacchere, discorsi di breve periodo, mancanza di visione.

 

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TEMPI MODERNI

Avete presente Tempi Moderni, con Charlot che avvita senza sosta bulloni in una fabbrica “moderna”? Un esempio visivo efficacissimo di “alienazione”. Avete presente vero l’alienazione? Voi marxisti, smarriti nelle pieghe della retorica generica democratica e solidaristica… Avete presente l’alienazione? Che strano che nessuno di tutti voi marxisti fieri e sinceri parli di alienazione e ne abbia peraltro parlato sempre poco…. Forse non ne ha mai parlato abbastanza. Troppe complicazioni esistenzialistiche e teoretiche… Più facile parlare di diritti, solidarietà, egualitarismo e altre semplificazioni piccolo borghesi…

Povero Marx , chissà cosa ne pensa di costoro.

Tornando a Charlot e a Tempi Moderni: quale sarebbe oggi il lavoro che Chaplin affiderebbe a Charlot… per esprimere in modo plastico la sua alienazione? Come riprenderebbe con la cinepresa Charlot, in quale occupazione, in quale luogo? Io non ho dubbi: lo riprenderei di spalle, seduto in una stanzetta, forse a casa forse altrove, mentre digita senza sosta inutili post e posta inutili foto per inutili e alienati destinatari. Faceboock è il posto di lavoro più alienante che mi viene in mente. Un posto di lavoro senza luogo. Un posto senza luogo.  E’ anche quello meno remunerato perché chi si aliena postando e digitando non sa che sta lavorando per qualcun altro. Peraltro per un altro poveraccio, non certo per un’elite ma per un altro alienato, per quanto arricchito. Il massimo della tecnocrazia capitalistica. E della democrazia alienata e alienante.

FEDE

E’ incredibile quanto spesso il linguaggio sia fuorviante rispetto al significato.

Consideriamo ad esempio il significato della parola fede rispetto all’uso comune che si fa della parola “fede”. Aver fiducia certo ma in che cosa? Nella possibilità che il mistero dell’eternità e cioè della vita non sia contro di noi ma per noi e per la nostra felicità. Anzi aver semplicemente fiducia nel mistero, evitare di allontanarlo con pensieri e azioni fuorvianti, evitare di difendere il proprio ego e le sue paure, la sua paura di perdersi.

Oppure aver fiducia in qualcosa di preciso ma di cui non si fa esperienza. In sostanza aver fiducia in un pensiero, in una fissazione. Oppure non abbandonarsi ma abituarsi a riti e credenze, solo come distrazione mentale, sostitutiva di una qualsiasi altra. Io credo che la fede non possa essere se non la fiducia nel mistero. Credo che la religione sia una posizione di fronte all’essere e non un pensiero. Un’idea (ma anche su “idea” quanto è difficile evitare la confusione del linguaggio comune…) e non un pensiero. Credo che sia un modo di essere, un modo di vedere e non un pensiero. Per questo, pur accettando la confusione linguistica per la quale molti affermano, in buona fede, di essere uomini di fede solo per aver cristallizzato o semplicemente fissato nella propria mente ed ego un pensiero di dio o addirittura una teologia, ritengo costoro uomini privi di fede, anzi sostanzialmente atei, profondamenti atei, antropologicamente atei. I chiodi della croce di Gesù non avrebbero dovuto inchiodare un pensiero ma liberarci dalla paura. Nessuna religiosità ha senso quando incarna il pensiero che il passato, il futuro e il presente sono separati, quando allontana, con schemi puramente logici o fantastici, l’eternità in cui siamo immersi e che non ci abbandona mai e che nascondiamo per paura prima che per pigrizia.

CONTE

Conte ha un’espressione intelligente, appare piuttosto arguto e attento. Forse leggermente vanitoso ma non troppo.   Non è una persona nota e questo è un tratto positivo.

Devo dire che non mi sarei aspettato una scelta così intelligente da parte dei 5 stelle e di Salvini.  Una scelta per me inaspettata. Forse alcuni dei miei giudizi espressi nei mesi precedenti sono stati affrettati rispetto alla loro abilità. Pur rimanendo intatto il fondamento delle mie critiche di fondo.

Quella di Conte spero non sia una scelta unicamente strumentale e “furba”. Se lo fosse spero che sfugga di mano. Ma spero non lo sia.

In ogni caso rispetto alla possibilità di altri scenari direi che è andata piuttosto bene.

Mi auguro che il nuovo premier sia una persona sincera,  cioè spero che si concentri sui propri compiti e sul lavoro che lo aspetta, finalizzato ai risultati operativi e non al consenso.

Certo per valutare i risultati bisognerebbe aver chiari gli obiettivi di medio periodo. Ma almeno spero che si concentri su quelli di breve periodo, ovvero sulla necessità di apportare efficienza alla struttura amministrativa, di effettuare investimenti strategici, di gestire i flussi di immigrazione con lungimiranza e efficienza schiacciando l’utilitarismo assistenzialista e al tempo stesso razzismi poco tradizionali e inutili paure, di effettuare previsioni economiche più approfondite e meno banali o demagogiche di rispetto a quelle proclamate negli slogan elettorali, di valutare bene nei tempi e numeri, la contrazione inarrestabile del mercato del lavoro e della base imponibile fiscale derivante dallo sviluppo dell’industria robotizzata e soprattutto del commercio elettronico. Insomma spero si comporti da buon padre di famiglia, almeno dando da mangiare, dormire e vestendo i figli nel modo più dignitoso possibile, con buon senso e metodo.

Pur sapendo che la cosa che è più difficile è comunque l’educazione e formazione dei bambini e dei giovani. Perché bisogna prima conoscere un po’ se stessi, ovvero essere una comunità, per impostare un progetto educativo.

PRIORITA’

E’ terribile pensare che uomini che non sono in pericolo di morte o in gravissimo disagio prendano a sangue freddo decisioni che causano la morte di altri uomini. O il grave disagio di altri uomini. Non è comprensibile anche se è ciò accade costantemente. Ogni uomo dovrebbe vivere con la consapevolezza di essere di fronte al mistero dell’essere e del non essere. E chi fa politica o chi (magistrati, medici, imprenditori, soldati e molti altri) in ogni caso ricopre un ruolo che influisce sulla vita di altri uomini, quando prende decisioni che possono causare la morte o la sofferenza di altri uomini dovrebbe sempre aver presente il mistero fondamentale, tralasciando sciocchezze linguistiche, ideologiche e ovviamente il proprio inutile e stupido interesse personale e la propria vanità. E’ chiaro che la violenza nasce da mancanza di consapevolezza e di ricordo di se. Ma anche molto altro del male causato nel mondo dagli uomini, molta della sofferenza e del disagio causato, spesso in modo apparentemente meditato e ponderato, nasce dalla mancanza di consapevolezza e di ricordo di se. In sostanza l’egoismo, l’avidità e la vanità sono stupidi. L’amore è intelligente.

VIGNETTE.

Bella la vignetta di Giannelli stamani sul Corriere delle Sera. Berluscono guarda le scarpe ai piedi di Salvini Salvone e vede…..i tacchi. “La lega sale e forza italia scende” e lui grida, stupito e leggermente infastidito, “le mie scarpe!!”. Esclamativi inclusi. Bella la vignetta. Chi legge di co9rsa legge: Berlusconi è infastidito e sorpreso. Chi legge meglio legge: i tacchi sono passati da Berlusconi a Salvini. Ma sempre di crescita coi tacchi si tratta. Nessuno cresce nessuno scende. Solo la mediocrità e la vacua vanità avanzano inesorabilmente.

CATTELAN UN UOMO UN CLAIM

Beato questo venditore di detersivi (etnici e biologici e colorati) che ha il coraggio o la faccia tosta di dirci cosa è arte. Che sa che esiste “l’Arte. l’AAAAArte”.Che sorride col suo ciuffetto un po’ Tin Tin e molto …Fonzie. Se avesse fatto il militare di leva (chissà forse l’ha fatto…) il barbiere della caserma si sarebbe divertito. Catty fallo. fatti tagliare il ciuffo e mettilo in formalina. secondo me economicamente funziona e il business plan perfetto… Catty Catty: fallo, fallo!
Torniamo a lui o a al suo logo Huawei stampato in fronte (furbi, sempre furbi questi cinesi. Ma l’avranno capito questi cinesi che la furbizia alla fine è una grande fregatura…? Povero Xi. E’ meglio degli altri ma il suo problema è molto complesso…). Torniamo a Cattelan… Porca miseria questa cacchina proprio non mi interessa! Ma torniamo a lui. Beata la sua ignoranza e la sua furbizia, un poco contadina e molto cittadina. Beato lui con la sua inconsapevolezza estetica e epistemologica, con la banalità del suo vocabolario e del suo beautiful linguaggio. E’ convincente chi sorride in questa babele di segni sociali e poco significativi. In questa confusione meravigliosa e remunerativa. Ma beati soprattutto i poveretti che si convincono di essere a un party di artisti solo perché qualcuno ha detto loro che sono a un party di artisti e non a un party, solo a un party. Che se sentono la scorreggia di un artista non sentono la puzza ma solo l’aura dell’artista. In mancanza della merda, fuori moda e troppo scomoda da mettere in valigia. Beati loro che riempiono il loro stomaco con alimenti grassi e poco raffinati. Ma se c’è la bottura non serve la bottarga. va sempre bene, siamo giustificati se mangiamo cacatine perché qualcuno ci disse che sono alta cucina e non robine da maestrine, manierismo culinario. Chissà cosa penserebbe Tristan Tzara di questo dadaismo stantio, di questi artosti accovacciati, ben piazzati col culo sulle uova pur sapendo che nessun pulcino nascerà. Solo uova sode. Per un PIC NIC nelle aiuole di una metropoli senza storia né futuro né presente ma certamente inquinata dagli scarichi di automobili e automobilisti distratti. Uova ben confezionate e infiocchettate e quasi sorridenti, cono sorrisi semplici ma persistenti. Povero dada come sarebbe deluso da questi allievi vecchi e fuori tempo. Ma beati tutti i cattelani della storia umana, tutti loro, che non si annoiano della loro noiosa vanità. Del loro tentativo maldestro (per loro stessi) di distrarsi dalla noia.

FISIOGNOMICA

Ma l’avete visto in faccia Di Matteo? E Ingroia? E De Magistris e Emiliano? E a suo tempo Di Pietro? Avete visto la loro postura? Incrociato lo sguardo almeno in obliquo? Ascoltato il tono e inflessioni della voce? Io non avrei altro da aggiungere e non avrei dubbi sul loro livello di onestà. Onestà per un uomo di stato e per un uomo in genere non è ovviamente solo il rispetto formale delle leggi, per pure devono essere rispettate in quanto tali e senza interpretazioni ideologiche e moraleggianti.
Onestà per un uomo di stato e in primis per un magistrato è la neutralità e il distacco rispetto al proprio interesse particulare, al proprio risentimento e aggressività, alla propria vendicatività, alla propria ridicola vanità, all’ansia di potere e visibilità.
Tutto il resto è orpello retorico, noiosissimo contorno verboso a un egocentrismo piccolo borghese per quanto vissuto con retorica rivoluzionaria.

Guardate bene certi uomini di stato, certi magistrati. Guardateli a fondo. Io non ho studiato a fondo fisiognomica (ovviamente quella di Giovanni Battista della Porta) ma per istintiva capacità di valutazione e forse per gusto estetico, non ho dubbi sulla loro mancanza di neutralità e incapacità di dare giudizi con distacco e mancanza di egoismo e vanità. Ovvero non ho dubbi sulla loro mancanza di onestà.
Guardate attentamente invece il Generale Mori, il Dottor Contrada, ascoltateli mentre parlano, guardate il loro sguardo.
Comprenderete allo stesso modo quanto siano fino in fondo uomini di stato e come nessuna sentenza passata o futura potrà scalfire la loro superiorità morale e il loro senso di appartenenza allo Stato. La loro capacità di sacrificare il proprio ego all’interesse dello stato e del bene comune. Certo ci possono essere linguaggi diversi per esprimere la medesima posizione morale, ci possono essere difficoltà nell’esprimerla, sovrapposizioni e stratificazioni negli strumenti di comunicazione e stili diversi legati alla cultura, personalità, esperienza e ambiente famigliare di ciascuno. A volte anche di fronte alla sincerità di uomini di stato è difficile comprendere fino in fondo quanto sia completa la sua adesione al bene comune, perché i pensieri e le emozioni sono vivi e non cristallizzati. A volte è oggettivamente difficile distinguere il grano dalla gramigna. Ma la fisiognomica può aiutare nel discernimento più di molte parole.
Il corpo e la sua comunicazione involontaria dicono molto su un uomo, sulla sua natura, sulla sua personalità. La fisiognomica dovrebbe essere rivalutata, se ci fosse ancora un sentire comune su alcuni elementi chiave della comunicazione corporea e la capacità di utilizzare le valutazioni in modo efficace per il bene comune.

SPIRITUALITA’

La spiritualità di un individuo mi appare come la sua naturale capacità di percepire la natura misteriosa dell’essere e tener viva questa percezione. I contenuti dei suoi pensieri, la sua devozione, il rispetto degli altri, lo stile: spesso aiutano ma non sono di per sé un segno. La spiritualità in fondo è una qualità biologica, non il frutto di una scelta e di un impegno. Certo impegnarsi è utile, forse necessario. Ma non sufficiente.
La spiritualità è come la bellezza, come il carisma. Qualcuno le incarna, molti no.
Il suo segno più evidente è l’amore.
L’amore di chi dona e si dona, di chi ha cura del reale e del prossimo, di chi è attento all’essere.
L’amore che insegna.
Penso a quanto sono fortunato per aver incontrato la mia sposa. Penso a lei.

ATTACCO ALLA SIRIA

L’attacco missilistico compiuto dagli Stati Uniti, trascurando la meccanica adesione di Francia e Gran Bretagna ben rappresentate dal sorriso orgogliosamente beota di Emmanuel, non è nulla di diverso da quello che è sempre accaduto negli ultimi decenni. Il sistema globalizzato ha bisogno di mantenere un livello di crescita e dominio efficace da parte dell’entità statale che maggiormente sostiene, attualmente, la crescita del sistema. Nulla di diverso di ciò che è accaduto con gli attacchi contro l’Afghanistan dei talebani. Prima finanziati e sostenuti come strumenti contro la Russia, poi utilizzati come spauracchio per giustificare l’occupazione. O come è accaduto contro l’Iraq di Saddam Hussein, prima finanziato e sostenuto contro l’Iran, poi impiccato per gli istinti ferini dei buoni carnefici democratici. O come è accaduto contro la Serbia contro l’Europa e in favore degli islamici balcanici, poi contro la Libia di Gheddafi, linciato in piazza col sorriso cinico se non fosse idiota di chi gli leccava il culo fino a poche settimane prima. Ma è la medesima e semplicissima strategia applicata in ogni angolo del mondo da decenni. O meglio tattica, essendo di breve periodo. E ora la sorridente comunità democratica internazionale bombarda Assad che è l’unico a garantire ordini in Siria e ad avere combattuto efficacemente l’Isis. Lo stesso Isis che è incarnato da giovani frustrati cresciuti a post e a rap, antropologicamente più affini al mondo dei social ciabattoni che a quello delle moschee. Più utili al mercato globale che ad Allah. Merdacce inconsapevoli. Gli stessi che la sorridente comunità democratica internazionale additava come pericolo globale. Chissà perché…? Forse il bombardamento di Assad prelude all’obiettivo di far crescere nuovamente gli estremisti islamici per poi risolvere nuovi conflitti in aree geografiche prossime a Iran e Russia. Nulla di nuovo. I diversi stili dei diversi presidenti americani sono solo piccole differenze di marketing. Non di stile. Eppure ci sono ancora dei fastidiosi moralizzatori democratici che si lavano la bocca dai soliti penosi claims, marketing di bassa lega. Noiosissimi. Analisi più o meno contorte a livello semantico, che confondono le idee rispetto all’unica semplice realtà. Le crisi servono per evitare nel medio periodo che ci sia una crescita economica efficace da parte di popoli che ancora hanno, per motivi antropologici destinati comunque ad involvere, una certa resistenza tradizionale alle alienazioni tecnocratiche, necessarie e non solo utili alla globalizzazione. Le guerre e le occupazioni democratiche servono anche per piccoli vantaggi di strategia territoriale e monetaria. Ma sono meno essenziali e significativi rispetto all’obiettivo di medio periodo, che in effetti è perseguito con efficacia.

La realtà che sfugge forse anche ai sorridenti guardiani del sistema tecnodemocratico è che in nessun modo sarà possibile, almeno sulla base degli elementi visibili in gioco, evitare la globalizzazione e la sovranità globale della tecnologia. Cioè in effetti il loro sforzo è solo un aiuto a un fenomeno comunque inevitabile e connaturato alla storia dell’uomo così come noi uomini la immaginiamo.

Ma se questo è il destino, è giusto in ogni caso, di fronte non alla storia dell’uomo ma di fronte alla propria umana esistenza e ai propri figli, che i popoli con affinità antropologiche tradizionali tentino almeno di resistere. Non devono reagire agli attacchi, sinché non siano sicuri di essere efficaci.

Ma devono almeno creare, sostenere e sviluppare alleanze economiche e culturali strutturali. Far crescere tali alleanze e progetti è l’unica strategia efficace, utile e umanamente accettabile rispetto alla disumanizzazione della globalizzazione tecnocratica. L’unico modo per far emergere in modo sempre più chiaro la violenza terribile che il marketing della morale globale cerca di mascherare.

Leghe dei popoli del mediterraneo, leghe dei popoli europei, progetti economici, commerciali, geopolitici comuni. Ma soprattutto progetti culturali, educativi, artistici comuni. Progetti per l’educazione dei bambini. Iniziative continue per sostenere il dialogo tra uomini di buona volontà, il dialogo tra le religioni che chiariscano le radici comuni e la medesima posizione di fronte al mistero dell’essere, il dialogo tra filosofi che siano innamorati dell’essere e non ne siano annoiati, individuazione di comuni valori della resistenza alla tecnocrazia. Ogni popolo del Mediterraneo, dell’Europa, dell’Asia e della Russia deve investire in questo, per resistere un po’ più a lungo all’inevitabile declino della civiltà umana tradizionale.

Ognuno di questi popoli è forse destinato a essere sopraffatto in quanto tale. Ma almeno è necessario fare resistenza, in nome della propria natura, per i propri padri e per i propri figli.