CINQUE STELLE E CINQUE STRISCE

I cinque stelle, pace all’anima loro, si sono ben allineati con la politica estera americana, ovvero con la politica estera globale. Coerentemente con quanto rappresentano dal punto di vista metastorico: affermazione compiaciuta e idiota della tecnocrazia disumanizzata, alienata e antitradizionale. Nulla di rivoluzionario e al contrario il massimo della conservazione, l’espressione dello status quo e delle sue peggiori prospettive. Tristi, mediocri e banali. E inconsapevoli. Certo di primo acchito potrebbe suonare un po’ stonato agli orecchi dei rivoluzionari della domenica e del reddito di cittadinanza che i cinque stelle e strisce siano filoamericani. Eppure neppure dal punto di vista comunicazionale ci sono reazioni. Neppure da parte di tutti gli ex 68 + ini in pensione, con tanti grilli per la testa e nessuna idea. Neppure il povero grillo che non salta più e resta floscio sulla poltrona. Neppure lui si mette di traverso e allo pseudo bombardamento americano, neppure lui con sua moglie che pure in Persia avrà qualche povero congiunto in attesa delle bombe americane, di cui l’attacco alla Siria potrebbe essere un prodromo.   Niente. Silenzio allineato. Tristissimi e prevedibili, nella loro banale attesa di un potere vanitoso e vano. Bollicine. I rivoluzionari sono altrove, non si vedono e non si palesano. Non sono organizzati e forse mai lo saranno.

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EGOISMI

Mi chiedo che differenza ci sia tra l’eventuale egoismo di un imprenditore che fosse concentrato sull’utile aziendale a prescindere dal benessere dei propri collaboratori e dalla durata del progetto e l’eventuale egoismo dei suoi collaboratori che pensassero unicamente ad ottimizzare il proprio personale risultato economico a prescindere dal bene dell’azienda.

Mi chiedo che differenza ci sia tra l’egoismo di un sindacato che rifiuta l’idea che premiare i lavoratori più meritevoli per impegno e passione sia una cosa giusta e coerente con il bene della comunità dei lavoratori e l’egoismo di finanziere che compra e vende aziende guardando solo al profitto nel breve periodo disinteressandosi dei progetti e del benessere delle aziende nel medio periodo.

Mi chiedo che differenza ci sia tra l’egoismo di politici vanitosi e avidi di consenso fine a sé stesso e l’egoismo di elettori preoccupati unicamente di ottenere un maggior benessere sociale con il minor sforzo possibile.

Mi chiedo che differenza ci sia tra l’egoismo del maestro che non ha nulla da insegnare e poca voglia di migliorare la sua capacità didattica e l’egoismo dell’allievo che non lo ascolta né lo rispetta.

In fin dei conti sono tutte forme identiche e ripetitive del medesimo egoismo. Figli legittimi di un individualismo piccolo e meschino, frutto di inconsapevolezza, di stanchezza distratta. Un individualismo onnivoro, in crescita esponenziale con la crescita costante della potenza della tecnologia e con l’allontanamento dello stupore religioso o filosofico di fronte al mistero dell’essere.

SOCIAL BALZARANI

La povera Balzarani rivendica la sua esistenza su facebook. Sguardo spento, pietas assente, risentimento frigido e piccolo borghese, attaccamento alla propria povera identità social e non più sociale. Segno dei tempi, ma non solo di quelli recenti. Segno della contiguità antropologica tra pseudo rivoluzionari e alienati tecnologici postindustriali. Scheggine ordinate nel disordine funzionale al sistema. Al sistema di comprensione del reale che allontana dal mistero e dall’amore. Nulla di sorprendente. Forse un po’ di dolore fisico potrebbe aiutare a uscire dal proprio ego risibile e vano, dalla tristezza dello sguardo, a far sentire più viva e vicina la sofferenza che è stata procurata e di cui è inutile pentirsi se non vivendola a propria volta. Ma la Balzarani non avrà mai questa privilegiata occasione perché ormai è priva di reale interesse per la socialmassa affamata, povera donna. Morirà con quell’aria un po’ borghese, vanità annacquata femminea e non femminile, fumoso narcisismo nostalgico, spegnendosi su facebook senza che alcuno se ne accorga realmente. Nulla di sorprendente, certo, ma in ogni caso molto triste.

CANDIDATI STELLARI

Ho visto alcuni nomi dei candidati 5 stelle al parlamento italiano.

Diciamo che non ho mai avuto dubbi circa il fatto che da secoli o forse da millenni il problema della politica sia solo antropologico e che la decadenza della politica non sia altro che una conseguenza della decadenza antropologica. Rispetto ai nomi di candidati che ho letto tra i 5 stelle posso dire che è l’ennesima occasione persa, non per malafede o insincerità. Ma per semplice incapacità di giudizio. Il che è anche peggio. Non che gli altri partiti brillino per capacità di scelta: la mediocrità è il principio ispiratore trasversale e sotteso a ogni scelta. Scelte improvvisate, frutto di semplice ricerca del consenso immediato, scelte prese senza visione e neppure strategia. Ma diciamo che i 5 stelle su questo terreno sono un bel pezzo avanti o in basso. Per astra ad aspera. O meglio dalle stelle alle stalle.

LISTE ELETTORALI ELEZIONI POLITICHE MARZO 2018

La composizione delle liste elettorali per le elezioni politiche italiane 2018 riflette ancora una volta l’estrema decadenza antropologica che nella politica è ancora più evidente che in altri ambiti. Nessun movimento si distingue da questo punto di vista. E’ difficile, certo è difficile scegliere. Presuppone capacità di scelta ma soprattutto chiarezza sui requisiti minimi dei candidati. Fa un po’ tristezza pensare che per i cinque stelle il requisito fondamentale sia l’onestà intesa come la qualità di colui che non ruba… Non rubare non è una qualità ma una condizione di normalità psicologica e antropologica che non può neppure essere schematizzata. Quando lo è, ovvero quando qualcuno si dichiara onesto in tal senso, è la volta che dubito seriamente che lo sia interiormente. Qualità essenziale di un politico che deve amministrare la cosa pubblica è la responsabilità, ovvero la capacità di rispondere al suo compito, di assolverlo con efficacia, sincerità ed efficienza, dedicandosi non al consenso fine a sè stesso ma al bene della comunità. Ma senza faziosità, ottusità di giudizio, ideologismi. In generale per l’ennesima volta si assiste a un’estrema superficialità nelle scelte dei movimenti politici, incapaci di darsi un obiettivo chiaro rispetto alle qualità che si ricercano nei candidati e incapaci di applicare un giudizio lucido e non condizionato da personalismi e casualità.

Sempre meno, sempre meno. Ma non è facile, certo non è facile. E’ comprensibile che persone modeste, di modeste qualità e vedute possano uscire da questa difficoltà e passare da una visione limitata e contingente del presente a una visione di maggior respiro che possa aiutarli anche a scegliere i candidati migliori. Innanzitutto si dovrebbe definire quali sono le qualità che si vogliono valorizzare in un uomo, politico o meno. Per quanto mi riguarda non ho dubbi e considero prioritarie quelle qualità tradizionali che sempre di più vengono trascurate nel giudizio: indipendenza di giudizio, capacità di analisi rispetto ai problemi contingenti, ampiezza e profondità di visione rispetto ai problemi più complessi, efficienza nell’azione amministrativa, coraggio nelle scelte, lealtà e sincerità rispetto ai colleghi e agli elettori, cura della propria terra e delle proprie tradizioni, attenzione e cura verso i deboli, non per compassione ma per amore, rispetto della vita, apertura al mistero della vita e della realtà, stile e cura del linguaggio, desiderio di bellezza. Qualità che elenco apparentemente alla rinfusa, senza ordine e senza omogeneità semantica. Ma solo per praticità. Indico qualità umane che in definitiva si perdono con il crescere costante del dominio della tecnologia. Questo è in definitiva, e per semplificare nella mia comunicazione, il focus della politica mondiale attuale e dei prossimi decenni. Qua si gioca il futuro dell’umanità, ogni possibile sconfitta o rivoluzione. Il dominio della tecnologia produce decadenza antropologica e ne ha bisogno. Ha bisogno di mediocri al potere che siano poveri di qualità umane tradizionali, di qualità che possano contrastare il suo dominio. Tutto il resto è conseguenza e contorno a questo focus. Certo come si può esprimere una cosa come questa a livello di comunicazione di massa? Non lo so, francamente non lo so. Ma nessuna rivoluzione in definitiva è mai stata realizzata dalle masse. Dovremmo ricreare un’idea di popolo, ma non più come appartenenza a un paese, a un continente e a una tradizione specifica, a un’ideologia legata a schemi tradizionali di giudizio sulla società. Ma come appartenenza all’umanità che resiste al dominio della tecnologia e alla decadenza della civiltà umana. Il livello dell’identità politica deve scendere ormai molto più in basso e coinvolgere il minimo essenziale, se si vuole cercare di salvarlo: l’uomo e le sue qualità tradizionali. Paradossalmente non dovrebbe essere difficile dal momento che appunto l’avversario è in genere individualmente debole e mediocre. Ma probabilmente il difficile è creare una base, un punto di partenza chiaro e condiviso, senza fraintendimenti.

La selezione “digitale” dei rappresentanti del poppolo

Credo che in fondo Casaleggio sia un uomo dotato di ingegno, creatività, visione, interesse per il bene della comunità. Forse anche Grillo. Non ne sono certo ma credo anche lui abbia un autentico interesse per il bene della comunità.

Ma purtroppo le loro aspettative resteranno deluse perché non hanno tenuto conto di due elementi di fondo:

– la decadenza morale e intellettuale della attuale classe politica in Italia e negli altri stati dell’ “occidente” non è un fenomeno di passaggio, causato da scelte sbagliate che si possono correggere solo con la buona volontà.  E’ un fenomeno antropologico complesso che è connaturato alla storia della civiltà occidentale. E’ sufficiente analizzare dal punto di vista fisiognomico i vari tipi umani che oggi, al di là della retorica della democrazia diretta, sono ai vertici del movimento dei 5 stelle, per comprendere come la decadenza non sia stata contrastata ma anzi enfatizzata. Vanità, protagonismo, egocentrismo piccolo borghese, retorica, irresponsabilità come inabilità a rispondere, compiaciuta soddisfazione infantile per aver occupato un angolino nella storia del nulla italiota.

– la decadenza è enfatizzata e non combattuta dallo sviluppo della tecnologia digitale. E’ semplicemente evidente se si osserva l’alienazione di chi trascorre gran parte del tempo che ci è dato da vivere a smanettare e digitare anziché ad amare, ad ascoltare il proprio respiro, a ricercare e curare la bellezza. Non sto parlando del fatto che nella storia della filosofia e del pensiero occidentale la tecnologia rappresenta il compimento teoretico della decadenza, sto parlando di cose evidenti a chiunque abbia un minimo di spirito d’osservazione, dell’alienazione di uomini che, a differenza dei proletari di cui parlava il povero Marx, non si pongono neppure il problema dell’alienazione, tanto sono immersi nel mondo digitale.

Come poteva essere possibile che la selezione e scelta della classe politica mediante processi digitali, informatici, virtuali portasse a risultati migliori di quelle tradizionali? Pensare di combattere la decadenza con lo strumento che più di ogni altro ne configura l’essenza, è come pensare di ridurre il rumore con un megafono.

Credo che statisticamente il quoziente intellettivo, creativo, spirituale di chi ha una fissazione per social-blog-web sia molto più modesto della media. Non ne ho le prove  ma sono certo che, se fosse condotto uno studio indipendente e scientifico (che tenga conto quindi di tutte le variabili statistiche, ad esempio di quelle sociologiche) il risultato confermerà questa percezione. Chi passa il suo tempo a fare chiacchere sui social non fa nulla di nuovo rispetto a fare chiacchere da salotto e pettegolezzi, ma lo fa in modo amplificato e nevrotico. Mediamente i social-nevrotici sono personalità senza centro, vanitose, a volte frustrate e rancorose, bisognose di far sapere di esserci per il timore di non esserci, poco interessate a conoscere e a fare. Certamente non è così in assoluto, ma mediamente è così e si può pensare il contrario solo per disonestà, per retorica o per incapacità di libera osservazione.

Il primo livello di selezione è già quindi verso il basso e non verso l’alto, come dovrebbe essere se si vuole combattere la decadenza concretamente e non in modo ipocrita.

Se volete averne conferma provate a verificare qual è statisticamente la professionalità/abilità più diffusa tra gli eletti 5 stelle. Sicuramente quella che ha a che fare con il’web: esperti di web marketing, di social marketing e così via. Web master. Detto in inglese suona meno dissacrante ma il termine “maestro” peggio di così non poteva essere abusato. Niente di male dal punto di vista morale. Molto di male dal punto di vista della qualità antropologica. Per fare una sintesi: partendo dalla considerazione che nel recente passato della repubblica italiana i politici erano soprattutto, a parte i nullafacenti, giornalisti e avvocati, possiamo dire che DAI CHIACCHERONI PASSIAMO AGLI SMANETTONI, (ovvero: niente di più di chiaccheroni, anzi l’involuzione naturale dei chiaccheroni). Dagli eletti passiamo ai “cliccati”.

Inoltre: se già è difficile valutare il grado di competenza, serietà e responsabilità di una persona parlando con lui, ascoltando la sua voce e guardandola negli occhi, farlo digitalmente è semplicemente impossibile. Quale azienda selezionerebbe il personale unicamente sulla base di una valutazione digitale? Le aziende hanno l’obiettivo, tra gli altri, di fare utile.  Certo è triste pensare che perseguire l’utile economico porti alla fin fine conseguenze più “umane” della politica…. E’ triste.  Quale mamma sceglierebbe la tata per i bambini solo chattando con le candidate?  Quale esercito, se vuol difendere la comunità da un attacco nemico di eserciti o di formiche, sceglierebbe i suoi soldati e poi i suoi generali sulla base di un bel profilo linkedin?  Nessuno.

Di fatto, a causa dell’illusione che l’web sia uno strumento sufficiente a valutare il valore delle persone, gli eletti dei 5 stelle appaiono per lo più persone con capacità modeste, senza né arte né parte o comunque mediamente persone con caratteristiche molto simili se non peggiori di quelle di altri politici selezionati dai partiti o da gruppi di potere con metodi meno tecnologici.  Anche le selezioni tradizionali sono a loro volta inefficaci.  Ma la loro inefficacia è causata da motivazioni antropologiche diverse dalla natura stessa del mezzo e del metodo di selezione.

In definitiva l’illusione di Grillo e Casaleggio, per quanto possa essere in parte comprensibile, forse giustificabile, per quanto abbia anche un certo fascino romantico, per chi lo percepisce, per quanto possa essere assimilabile alla tecnica dei pompieri che combattono il fuoco col fuoco, per quanto meriti comprensione essendo dettata probabilmente dalla disperazione e dallo sconforto, resta una semplice illusione.

La modestia intellettuale, il basso livello antropologico, la vanità, la scarsa capacità operativa degli eletti del movimento 5 stelle ne sono l’evidenza.

Incarnano in modo più o meno evidente il peggio di ciò che Casaleggio voleva e vorrebbe combattere.

Piccoli borghesi mascherati da rivoluzionari. In sostanza dei poveretti.

PREGHIERA

Se la preghiera è finalizzata a rassicurare il proprio animo di fronte al mistero della vita e della morte, ad allontanare lo smarrimento e l’orror vacui, allora la preghiera è una bestemmia e non ha niente di comune con il sacro. La religione lega la terra al cielo non per bloccarli entrambi, bensì per portare in terra l’eternità, che sempre causa smarrimento e paura, oltre che amore. Quando la religione è un volgare strumento di rassicurazione e di schematizzazione del reale, allora il divino è assente.

Raggi e Marra

O si affronta seriamente il problema della selezione degli amministratori della cosa pubblica che devono essere onesti non solo perché non rubano ma anche perché sono capaci, efficienti e consapevoli, oppure tutto si risolverà in un bailame di retorica e in un bagno di vanità piccolo borghese.

Non capisco perché non si affronti il problema di fondo: perché la Raggi ha scelto e difeso collaboratori come Marra? Non credo che sia per strani giochi di potere, per frequentazioni passate e trasversali o per chissà quali motivi occulti. Temo che la causa sia più semplice e desolante al tempo stesso: la signora, non essendo all’altezza del suo ruolo e dei suoi compiti operativi, si è affidata a signori che conoscevano la macchina dell’amministrazione, riflettendone e incarnandone tutti i difetti. Per paura di non saper guidare il bus trasandato della res publica capitolina e di andare a sbattere alla prima curva, la signora ha preferito prendersi un autista sgangherato ma almeno in grado di accendere il motore e di arrivare al deposito dei mezzi, piuttosto che perseguire l’obiettivo di riparare il motore.  D’altra parte per fare le rivoluzioni non basta desiderarlo o avere buona volontà: bisogna saper fare…

Non c’è politico più disonesto di quello incapace, di colui o colei che desidera ricoprire un ruolo che non gli compete, pur non avendone la capacità.

Che lo desideri per vanità, orgoglio, presunzione o avidità di potere poco importa. Disonesto non è solo colui che ruba risorse della comunità ma colui che vuole ricoprire ruoli di potere pur non essendo capace di assolvere pienamente e con efficienza ai compiti correlati al ruolo.

Una disonestà ancora più subdola e difficile da riconoscer e smascherare.

Responsabilità per un politico, come per chiunque, è “abilità a rispondere”, capacità di perseguire gli obiettivi con capacità, studio, concentrazione, pianificazione.

 

Onestà

Io credo, con qualche conferma nella mia esperienza, che coloro che fanno dell’onestà una bandiera e una qualità propria e originale, in genere hanno una natura più incline alla disonestà e alla vanità che non alla sincerità e all’onestà.
L’onestà non deve essere esibita ma, essendo un effetto della consapevolezza, è una condizione naturale, spontanea, non si specchia e non si celebra. Ho sempre diffidenza di chi si dichiara onesto e preferisco chi mantiene dubbi sulla propria onestà, perché più vigile e più attento alle proprie debolezze. Inoltre l’onestà non ha un contenuto univoco. Certamente appropriarsi di risorse di altri uomini o della comunità è un gesto altamente disonesto. Ma anche non impegnarsi adeguatamente nel proprio compito, nell’educazione dei figli, nel lavoro, nel proprio compito nella propria comunità è un comportamento disonesto, per certi versi ancora più immorale perché più ipocrita e subdolo di un furto vero e proprio. Per un politico ad esempio non essere responsabili del bene comune, fare propaganda fine a se stessa, cercare il consenso e il potere senza un progetto chiaro rivolto al bene della comunità è un furto terribilmente dannoso per la società.
Per questo non sopporto i politici che fanno dell’onestà una bandiera, un vessillo e, in definitiva, uno slogan. Preferisco i politici che lavorano sul serio, che studiano, che approfondiscono i problemi concreti che condizionano la vita dei membri della propria comunità, che accettano le debolezze degli altri per correggerle e che non si nascondono dietro un antagonismo di maniera, rivoluzionario nella forma ma debole e ipocrita nella realtà.

Fisiognomica

La fisiognomica è fuori modo, è politically incorrect, è poco scientifica.
Ma ha fondamenti attendibili. Forse non è possibile dare evidenza scientifica sui risultati ma direi che i risultati sono attendibili rispetto alle attitudini caratteriali e alle qualità morali (non quelle dichiarate o formalizzate ma quelle endemiche). Per fisiognomica però non intendo solo i tratti del viso e del corpo. Ma anche la postura, il colore e tono della voce, lo sguardo.
Vedo molto politici che ultimamente si presentano e propongono come persone oneste, paladini di onestà, di purezza interiore, di sincerità. Al di là del fatto che per sua natura l’onestà non può essere esibita e che le persone oneste non considerano l’onestà una qualità particolare ma una condizione naturale di ogni uomo con un po’ di consapevolezza, l’onestà essenziale per un politico è quella di riconoscere la propria capacità rispetto al proprio ruolo. Devo dire che molti di questi esibizionisti di onestà con la loro fisiognomica, tono di voce, sguardo, postura esprimo tutt’altro che onestà. Esprimono al contrario vanità, avidità, egoismo. Le parole mascherano la realtà, vogliono manifestare il contrario di ciò che traspare chiaramente dal loro corpo, specchio della loro anima.
Certo la fisiognomica è fuori moda. Ma per le menti libere è comunque qualcosa da approfondire…